“Lecce. Città intelligente” … ma perchè prima non lo era?

 

Ormai passate le primarie del centro sinistra, Loredana Capone e Carlo Salvemini, si sono incontrati per condividere qualche valutazione sui recenti risultati del 22 gennaio scorso, per fare il punto della situazione sulle future scelte politiche della destra e del terzo polo, e infine cercare di stilare un’azione programmatica da discutere e da attuare in previsione delle Amministrative del 6 e 7 maggio. A quanto riferiscono fonti istituzionali si è trattato di un incontro sereno dove è emerso la volontà di impegnarsi nel rispettare quel “patto” con la cittadinanza che ha eletto Loredana Capone come sua interlocutrice principale. E mentre il centro sinistra dunque affina le armi ecco che a destra, le primarie non sono più “lo spettro” che si aggira nelle segreterie politiche della città del capoluogo salentino, ma diventano ogni giorno di più una realtà che rende inquieto più di qualche nostro rappresentante politico: in “gara” da un lato Paolo Perrone con tutto il suo bagaglio di esperienza politica e ammnistrativa e dall’altro Paolo Pagliaro nuovo personaggio della scena politica leccese. Imperativo categorico sia a destra che a sinistra fare chiarezza sul destino che dopo le prossime elezioni spetterà a Lecce. Da qualche tempo tento di comprendere (cerco di farlo con gli occhi di un cittadino qualunque quale sono) ciò che vuole esprime il programma del candidato sindaco del Centro sinistra Loredana Capone. Provo a fare qualche esempio citando espressamente alcuni suoi punti del programma: “La disoccupazione giovanile deve scendere sotto il 25%; il 3% del bilancio del Comune deve essere investito in progetti di ricerca e sviluppo; il tasso di abbandono scolastico deve essere inferiore al 10% e almeno il 40% dei giovani deve avere una laurea o un diploma; l’energia sprecata deve essere ridotta del 20% (efficienza energetica);  l’inquinamento da CO 2 deve essere ridotto del 20% ; la produzione da fonti rinnovabili deve salire del 20%;  la quota di raccolta differenziata deve raddoppiare nei prossimi cinque anni; Lecce dovrà godere del 100% di copertura di rete ad alta velocità entro il 2013; il Comune di Lecce, di concerto con Provincia, Regione, Stato si impegnerà per aumentare la quantità di mezzi pubblici del 25% e i chilometri del più del doppio degli attuali; il Comune di Lecce pubblicherà tutti i dati relativi ai costi della politica, attiverà le Consulte a partire da quella dei giovani” ed altro ancora che si può leggere sul sito della Capone. Ora partendo da una semplice analisi del modo in cui questo programma richiede il consenso e l’approvazione della cittadinanza leccese, tutto esprime fuorché  un desiderio di condivisione delle idee e dei progetti. O ci si riferisce a un interlocutore diverso che dovrà risolvere i problemi della città del tipo – “il Comune di Lecce, di concerto con Provincia, Regione, Stato si impegnerà per aumentare la quantità di mezzi pubblici del 25% e i chilometri del più del doppio degli attuali -, o si esprime con toni astratti del tipo – “la disoccupazione giovanile deve scendere sotto il 25%; il 3% del bilancio del Comune deve essere investito in progetti di ricerca e sviluppo; il tasso di abbandono scolastico deve essere inferiore al 10% e almeno il 40% dei giovani deve avere una laurea o un diploma” – . Dove sta l’inghippo in tutti questi buoni propositi? Che le soluzioni in termini di risposte, modalità operative, azioni concrete vengono date parzialmente, rimandando (chissà poi perché ….)  tutto a dopo le votazioni. Guardando poi al “cursus honorum” politico di Loredana Capone, alla sua attività nel concreto in tutti questi anni, non riesco sinceramente a sentirmi tutelato come cittadino da tutte le sue dichiarazioni e dal suo programma politico per Lecce. Ad oggi molte delle situazioni di ordinaria amministrazione (dalle strisce pedonali, ai “crateri” sul manto stradale, ai sensi vietati, etc, etc) in vicinanza delle elezioni vengono con una certa solerzia risolte senza perdite di tempo o lungaggini burocratiche (cose che spettano di diritto a tutti noi, e non rappresentano una “concessione” o “un favore”). E dunque se rappresentiamo davvero l’elettorato di una “Lecce. Città intelligente”, dovremmo chiedere con maggiore insistenza quali sono in termini tecnici e pratici le soluzioni ai tanti problemi della città, quali saranno le energie industriali, professionali, culturali (vorrei tanto i nomi e cognomi giusto per evitare rimpasti con le stesse facce e le solite incompetenze) che verranno impiegate, e se ci saranno “nella stanza dei bottoni” giovani che sono “figli di nessuno” ma dotati di “un alto potenziale di aggressività” che tradotto in termini più semplici significa che hanno davvero a cuore le sorti di questa città e vogliono spendersi nel rendere questa città un posto migliore!

 

(mio intervento apparso sul quotidiano  Paese Nuovo del 7 febbraio 2012)

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