Federico II. sacralità e potere di Massimiliano Macconi (Ecig)

 

 

Poche figure di prìncipi, re o imperatori poterono vantare una così vivida e ricorrente presenza nell’immaginario collettivo quanto Federico II di Svevia, figlio di Enrico VI e di Costanza d’Altavilla “che del secondo vento di Soave / generò ‘I terzo e l’ultima possanza” (Dante). Crociato e scomunicato, celebre per la sua sensibilità poetica e per le sue curiosità “scientifiche” – fu autore di un fondamentale trattato di falconeria -, re di Sicilia e di Gerusalemme, Sacro Romano Imperatore, lo Svevo si trovò anche fortemente impegnato in un confronto politico di notevole portata con il Papato e con i Comuni della Lega lombarda. Questo studio delinea una panoramica delle sfumature della sacralità del potere che circondarono questa carismatica personalità: la nascita “divina”, il culto solare, il concetto politico-giuridico-religioso di lesa maestà, le presenze escatologiche e i rituali degli ingressi trionfali, il mito della regalità eterna sono qui esaminati in relazione a questa figura centrale del Medioevo europeo.

Prefazione / Introduzione

Nessun sovrano medievale, eccetto forse Carlo Magno, fu ammantato di sacralità quanto Federico II di Svevia. Certo, egli non ottenne quella santità tributata post mortem al suo contemporaneo Luigi IX di Francia; anzi, quando Federico morì, nel 1250, gravava ancora su di lui la scomunica inflittagli da Gregorio IX nel 1239, scomunica corroborata dalla deposizione del sovrano svevo sancita da Innocenzo IV al concilio di Lione,nel 1245. Tuttavia, una considerevole quantità di fonti federiciane, e primi fra tutti i documenti redatti copiosamente dalla cancelleria del sovrano, riguarda quell’aspetto sacrale del potere a cui Federico II, innegabilmente, ricorse per tutta la sua esistenza e che accompagnò la sua figura per tanti anni ancora dopo la sua morte, investendo così il suo personaggio di un alone leggendario. Ancora oggi, nella cattedrale di Palermo, ai piedi del sarcofago in porfido in cui colui che dai suoi contemporanei fu chiamato stupor mundi riposa accanto alle tombe dei genitori Enrico e Costanza e del nonno materno Ruggero, fiori sempre freschi testimoniano la continuità del mito di Federico II.

 

 

 

 

 

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