Cittadini a 5 stelle. La partecipazione in rete che vince sui partiti di Matteo Incerti con Federico Pizzarotti (Aliberti). La consapevolezza del futuro. L’intervista sul 1984 con Ferdinando Adornato di Enrico Berlinguer (Aliberti). Gli indipendenti di sinistra. Una storia italiana dal Sessantotto a Tangentopoli di Giambattista Scirè (Ediesse ). Intervento di Nunzio Festa

 

Con enorme interesse e favore abbiamo accolto e letto il libro-intervista di Matteo Incerti al “nuovo” sindaco di Parma, Federico Pizzarotti, “Cittadini a 5 stelle”. Innanzitutto, evidentemente per l’adesione all’attualità della pubblicazione; non recentissima, tra l’altro, se si considerano i tempi dell’editoria ‘moderna’, ma – certamente – (almeno) recente. In seconda istanza in quanto il “fenomeno Grillo” e, soprattutto, le azioni e la vita del MoVimento 5 stelle ha sempre sortito in noi interesse: di segno positivo come di segno negativo, d’altronde. In ultimo perché avevamo davvero la voglia d’ascoltare la voce d’un primo cittadino che si concede in risposte d’ampio respiro. Allora, a lavoro fatto, possiam dire una serie di cose. Intanto che Incerti non lavora da giornalista puro, in questo caso. In quanto in primis avrebbe dovuto dimostrare che l’intervista era finalizzata a esternare solamente il lato, per così dire migliore, di Pizzarotti e degli ‘stellati’, dei fan più accaniti di Beppe Grillo. Il libretto, dunque, appare utile. Più che utile, anzi. Praticamente essenziale. Ma per dimostrarci, e ne avevamo un po’ bisogno, quanto e come un neo-amministratore del MoVimento risponde alla prova dei tempi classi della politica. Dopo aver vinto elezioni garantite, in un certo qual modo, dalla politica intesa in senso davvero classico. A nostro modesto avviso, Pizzarotti cade. Più volte. La sua “prosa” è almeno ripetitiva. Gli stessi concetti sono rimestati, allargati e rimpiccioli alla bisogna. Senza dar giudizi politici, perché intanto siamo difronte alla grande novità della partecipazione reale, provata, concreta e fattiva del “cittadino”, molte incognite sul futuro, già di Parma, ci rimangono. Detto ciò, messa a confronto l’intervista d’Incerti a Pizzarotti con quella d’Adornato al capo del Pci Enrico Berlinguer sul 1984, riproposta sempre da Aliberti, col titolo “La consapevolezza del futuro”, quest’ultima c’appare un oggetto da studiare nelle università. Ché Ferdinando Adornato come prima cosa si pone il problema di presentarsi. Poi senza timori porta il segretario del Partito Comunista a ragionare su temi imprescindibili, per rispondere a domande che mai sfiorano il terreno della banalità. L’intervista originaria, va ricordato, uscì su uno speciale che l’Unità aveva dedicato all’arrivo del 1984 (in connessione ideologica col romanzo d’Orwell – speciale al quale aderino con loro testi decine d’intellettuali e artisti internazionali). Il dialogo è intenso. L’attenzione di chi legge non può venir meno. Enrico Berlinguer tra le altre cose, pe dire dei contenuti, “rilegge” George Orwell e spiega che non si dovrebbe aver remore nell’accettare l’innovazione tecnologica. Il pensiero di Berlinquer si potrebbe sintetizzare anche con questa parole: nuovi mezzi a disposizione potranno far avanzare l’umanità. Una certa affinità, forse, tra gli argomenti proposti da Berlinguer nel’83 e a duemilaedieci inoltrato dagli stellati c’è. Epperò Berlinguer non aveva dubbi sulla necessità d’uscire dal dominio del localismo. Al contrario, tecnicamente, degli stellati. Magari persino per questa semplice ragione Enrico Berlinguer è rimasto nella storia. Alla stregua d’altre personalità che fecero parte d’un segmento parlamentare, diciamo pur sapendo di semplificar troppo, che ruotava dalla parti sempre del Pci. L’aiuto, questa volta, c’arriva dal saggio firmato dallo storico Giambattista Scirè, “Gli indipendenti di sinistra”. Scirè, attraverso materiali e analisi, descrive cosa fu proprio questo gruppo parlamentare che, fra gli altri, vide l’adesione di uomini che si chiamarono Carlo Levi e Altiero Spinelli, passando per persone che ancora si muovono come Stefano Rodotà e Adriano Ossicini (nonostante quest’ulimo sia tra i più anziani reduci di quell’esperienza). Lo studio di Scirè, strutturato in maniera inattaccabile e felice nello svolgimento, ha il grande merito di ragionare sulle correlazioni del lavoro di Parri e altri con i fatti più importanti del secondo Novecento italiota. Se Pizzarotti e altri dicono di venir dalla Resistenza, intendendo l’adesione a quei valori morali, buona parte degli Indipendenti di Sinistra lottarano direttamente contro il fascismo. E da sinistra rivendicavano: “come valori irrinunciabili la libertà, la democrazia, il pluralismo, la laicità, rifiutando sia l’ideologismo e il centralismo democratico del movimento operaio, sia la stretta dipendenza dalla gerarchia ecclesiastica e l’interclassismo democristiano”. Cattolici e laici, erano. Senza compromessi di sorta agivano. (su autorizzazione del blogger Stefano Donno)

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